Domenica, 07 Gennaio 2018

"A letto dopo carosello", il vintage che va di moda sulle tavole del "Grandinetti"

LAMEZIA. Il teatro comunale ‘Grandinetti’ ha vibrato di risate ed emozioni ieri sera grazie alla carrellata amarcord che l’attrice Michela Andreozzi ha regalato al suo pubblico con il monologo “A letto dopo carosello”, spettacolo che proprio in occasione dell’appuntamento nel cartellone di “Vacantiandu” ha salutato le scene dopo circa sette anni di tournée.

 

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Accompagnata al piano dalla puntualità e dalla simpatia del Maestro Alessandro Greggia e guidata alla regia da Paola Tiziana Cruciani, Michela Andreozzi ha ripercorso in poco più di un’ora i ricordi di un’Italia ‘per bene’ che aspettava il carosello serale per tenere unite le famiglie, illuminando le fantasie dei bambini prima di mandarli inevitabilmente a letto. Una prassi comune, da nord a sud, quasi a consacrare la vera unità del Belpaese sull’altare luminoso del piccolo schermo, che con le sue sigle orecchiabili, i suoi attori dallo sguardo magnetico e i registi che su questi spot affinavano la propria arte, allietava, scandiva e rendeva meno aspri gli anni più poveri della nostra storia nazionale.

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Davanti a uno schermo rettangolare, pesante e invadente, gli italiani, grandi e piccini, scoprivano il divertimento preconfezionato, si facevano guidare dalla magia di quelle musichette allettanti che ancora oggi, per la generazione nata nell’arco dei vent’anni immediatamente successivi al dopoguerra, rappresentano lidi onirici, fonti di storie meravigliose e dense di personaggi infallibili. In questo scenario costellato di ricordi, di omaggi a grandi personaggi della televisione ‘per bene’ di quel periodo, come Sandra e Raimondo, Franca Valeri, ma anche Mina, Marcella Bella, Don Lurio e Gabriella Ferri, Michela Andreozzi ripercorre la propria infanzia allestendo uno spazio scenico all’interno del quale si alternano la madre campana, vigile e severa, il padre “avvocato comunista”, la maestra calabrese, i compagni di giochi che riempivano il cortile, ma solo fino alle cinque e mezza perché poi bisognava fare i compiti e qualche minuto in più avrebbe potuto scatenare le ire delle madri armate di “cucchiarelle”. Sulle tavole del ‘Grandinetti’ è stata quindi allestita una miscellanea di vita vissuta negli anni in cui i rapporti, come gli oggetti o gli stessi beni di consumo che erano i veri protagonisti del carosello, erano chiamati a durare: era la durata, infatti, il valore assoluto. Per tale ragione, quando finì il carosello, per le generazioni che si erano illuminate davanti ai televisori di tutta Italia finì la magia, si radicò la consapevolezza che nulla in realtà sarebbe durato per sempre.

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Il racconto della Andreozzi, tanto personale eppure comune a quanti hanno vissuto quegli anni semplici, coi vestiti di carnevale home made e pane, burro e zucchero per merenda, si è riversato sul pubblico pretendendo dagli spettatori non solo ascolto e partecipazione emotiva, ma anche contributi narrativi. Con una sfida, garantendo in palio un numero di caramelle Rossana proporzionato alla difficoltà del quiz, la Andreozzi ha coinvolto in maniera ulteriore i suoi già estasiati spettatori, mostrando a tutti come personaggi alla stregua di Orzowei, Miguelito, Furia cavallo del west, Topo Gigio, Mariarosa o Susanna siano pietre miliari di una memoria condivisa, elementi inscindibili dai ricordi di migliaia di infanzie e adolescenze che si sono dispiegate lungo la Penisola tra gli anni Cinquanta e gli anni Settanta.

Uno spettacolo vintage, quello della Andreozzi, dove per vintage non s’intende solo il vecchio che va di moda, ma sta ad indicare soprattutto quei tempi passati in cui bastavano tre note orecchiabili e delle strofe che si attaccavano dritte al cuore per andare a letto con un sorriso… e magari con una caramella Rossana sotto il cuscino.

Daniela Lucia